9° Seminario NuovoGISI

di Implantologia Conservatrice

Novotel Milano, via Mecenate 121 - 21-22 Settembre 2018

 

 

ATTI

 

 

LINGUA UFFICIALE: ITALIANO

CONFERENZE – LECTURES

Dott.ssa Mariagiovanna Cotugno

COMPLICANZE IMPLANTARI E OCCLUSIONE

Dott. Marco E. Pasqualini

ATROFIE MASCELLARI: RISOLUZIONI IMPLANTO-PROTESICHE DI SCUOLA ITALIANA MINIMAMENTE INVASIVE.FOLLOW UP A 30 ANNI.

Dott.Giorgio Comola

L'UTILIZZO DI ALLINEATORI E FOTOBIOSTIMOLAZIONE PER LA RAPIDA ED EFFICACE RISOLUZIONE DELLE AGENESIE DEI LATERALI SUPERIORI E L'USO DI IMPIANTI MONOFASICI DI SCUOLA ITALIANA

Dr. Luca Dal Carlo

LE IMITAZIONI ATTUALI DELLE LAME DI LINKOW: PREGI E DIFETTI

Dr. Paolo Squillantini

TERAPIA FARMACOLOGICA IN IMPLANTOLOGIA

Dr. Pierangelo Manenti

IL GRANDE RIALZO DI SENO MASCELLARE

Dr. Mike Shulman

CBCT E GRANDE RIALZO DI SENO

Dott. Pier-Maria Mondani

EVOLUZIONE DELLA SALDATRICE ENDORALE IN 50 ANNI (1968-2018)

Dr. Dariusz Grzęda

ACCELERATION – SECULAR TRENDS IN HUMAN GROWTH – DO WE NEED TO USE LONGER IMPLANTS? (PARTE 1)

Dott.ssa Tatiana Zawadzka

ACCELERAZIONE - TENDENZA SECOLARE NELLA CRESCITA UMANA. DOBBIAMO UTILIZZARE IMPIANTI PIÙ LUNGHI? (PARTE 2)

Dr. Enrico Moglioni

IL FLUSSO DIGITALE IN IMPLANTOPROTESI A CARICO IMMEDIATO

Dr. Franco Rossi

PIANO DI TRATTAMENTO DEL GRUPPO INCISIVO SUPERIORE GRAVEMENTE COMPROMESSO, CON IMPIANTI “ONE PIECE” DI SCUOLA ITALIANA POST ESTRATTIVI A CARICO IMMEDIATO

Dr. Luigi Grivet Brancot

L’IMPIANTO PTERIGODEO: DALL’ANATOMIA ALLA PRATICA CLINICA

Dott. Mauro Cerea

L’IMPIANTO PTERIGODEO: DALL’ANATOMIA ALLA PRATICA CLINICA

Dott. Federico Meynardi

PARODONTOPATIA ED INFIAMMAZIONE SISTEMICA. CORRELAZIONI CLINICHE.  STUDIO SPERIMENTALE, PRELIMINARE

Dott. Roberto Donati

LA LAMA DI LINKOW: UNA "VECCHIA" NOVITÀ PER IL TRATTAMENTO DI SITI ATROFICI

Prof. Stefano Fanali

LA RIABILITAZIONE IMPLANTARE QUALE SUPPORTO AL TRATTAMENTO DELLE SINDROMI DISCINETICHE NELL’ANZIANO

Ing. Francesco Davolio

POTENZIALITÀ DELLE REPLICHE ANATOMICHE, VIRTUALI E FISICHE, NELL’ATTIVITÀ CHIRURGICA ODONTOIATRICA

Dr. Enrico Belotti

L'APPROCCIO MULTIMODALE NELLA TERAPIA DELLE ATROFIE OSSE VERTICALI E ORIZZONTALI

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COMPLICANZE IMPLANTARI E OCCLUSIONE

Dott.ssa Mariagiovanna Cotugno

 

Il mondo digitale attraverso lo sviluppo di nuove attrezzature, flussi di lavoro, diagnosi e piani di trattamento più efficienti ed efficaci sta cambiando l’odontoiatria.

Ciò nonostante nelle grandi riabilitazioni protesiche non è ancora pensabile un approccio completamente digitale.

Con la presentazione di due casi clinici, descritti passo dopo passo, vogliamo illustrare il flusso del lavoro digitale su pazienti con perdita di elementi dentali, di dimensione verticale e di rime del sorriso.

I piani di trattamento comprendono l’utilizzo di impronte tradizionali, myo-tens, foto con occhiali calibrati, lo studio del posizionamento dell’impianto tramite intersecazione di radiografie e myo-tens attraverso computer, la produzione di provvisori in PMMA e definitivi in metallo con rivestimento estetico, in zirconia, con materiali ceramici avanzati e bioleghe tramite CAD/CAM.

Questo flusso digitale, intersecato con mani cliniche e odontotecniche esperte, ci permette di ripristinare la funzione e l’estetica in maniera più sicura, ma soprattutto predicibile, con una pre-visualizzazione del lavoro finito sia da parte del clinico che da parte del paziente.

 

 

ATROFIE MASCELLARI: RISOLUZIONI IMPLANTO-PROTESICHE DI SCUOLA ITALIANA MINIMAMENTE INVASIVE.FOLLOW UP A 30 ANNI

Dott. Marco E. Pasqualini

 

Le gravi atrofie dei mascellari edentuli richiedono i importanti interventi di chirurgia ossea ricostruttiva pre-implantare. Le tecniche d’incremento orizzontale e verticale delle creste atrofiche rappresentano l’opzione più accreditata nelle attuali revisioni bibliografiche.

Non vengono tuttavia sempre accettate dai pazienti sia per l’elevato costo economico sia per quello

biologico e per le possibili cause di insuccesso.

L’impianto plate form a lama rappresenta una tecnica alternativa in grado di riabilitare mediante protesi fissa i mascellari gravemente riassorbiti, in relazione all’esiguità del loro spessore.

Questa tipologia implantare nasce dagli studi di L. I. Linkow (1968), R. Roberts (1970) negli Stati Uniti, rielaborata in Italia da Ugo Pasqualini (1972) e da parecchi altri Autori nell’arco di un range temporale ancora in corso. Funzionalmente ed esteticamente attuale, questa tecnica implantare necessita di una specifica preparazione.

 

 

L'UTILIZZO DI ALLINEATORI E FOTOBIOSTIMOLAZIONE PER LA RAPIDA ED EFFICACE RISOLUZIONE DELLE AGENESIE DEI LATERALI SUPERIORI E L'USO DI IMPIANTI MONOFASICI DI SCUOLA ITALIANA

Dott.Giorgio Comola – Genova

 

L'autore presenta una metodica mista di ortodonzia e implantologia. Questa tecnica è indicata specificatamente per la risoluzione dei casi di agenesia mono o bilaterale degli incisivi laterali superiori. Dopo il recupero dello spazio sufficiente è possibile collocare degli impianti monofasici (one-piece) a carico immediato. Inoltre, da un punto di vista ortodontico, lo scopo principale è il ripristino della classe canina (prima classe) fondamentale sia per la funzione che per l’estetica.

 

 

CBCT E GRANDE RIALZO DI SENO

Dr. Mike Shulman

 

È importante avere una conoscenza adeguata dell'atrofia del mascellare superiore e comprendere la membrana del seno e il processo di sollevamento, nonché la differenza di base tra le finestre intra-crestali e laterali e il loro approccio. Il processo di aumento del seno può essere eseguito utilizzando speciali trapani. La TC Cone Beam permette di avere una visione più chiara della sede anatomica e di selezionare i casi, escludendo i pazienti non adatti e verificando nei pazienti trattati i diversi steps della procedura.

 

 

 

ACCELERATION – SECULAR TRENDS IN HUMAN GROWTH. DO WE NEED TO USE LONGER IMPLANTS? PART I

Dr. Dariusz Grzęda

 

Based on literature review the author shows that secular trends have an influence on the entire body and they encompass the axial, appendicular and facial skeletons, as well as the rate and timing of sexual maturation.

Particularly as far as  craniofacial parameters concerned there is a tendency according to which the face grows longer and more narrow in younger generations.

This presentation  proves the need to adapt the implantological approach to the changing anthropometric parameters of the patients based on an analysis of the author's own cases. It indicates that the need to revise their idea of the craniofacial bones parameters  is the strongest for implantologists and manufacturers involved in bicortical implants.

 

 

ACCELERATION – SECULAR TRENDS IN HUMAN GROWTH. DO WE NEED TO USE LONGER IMPLANTS? PART II

Dr. Tatiana Zawadzka

 

Although hypodontia doesn’t belong to the group of secular trends the prevalence of hypodontia is growing  and meta-analyses have not confirmed such an increase in the previous decades. They follow the same path of changes, complement each other (in a more narrow face and thus narrow arch we can expect the teeth to be crowded and fewer teeth due to hypodontia seem to be an evolutionary response to this problem) and they are triggered by a combination of genetical and environmental factors.

The author highlights  the methodological difficulties resulting in the differences that we can see in the prevalence statistics and indicates the need  for women with hypodontia to undergo preventive check-ups becouse of ovarian cancer risk and suggests considering CBCT exam as a gold standard in planning and executing also orthodontic treatment

Based on 15 cases of  hypodontia ( 12 maxillary lateral incisors agenesis, 2 maxillary second premolars agenesis and  1 case of central mandibular incisors agenesis ) treated in her office in the period between 2015 and 2018 the author  proves that bicortical implants (needles and screws) used in minimally invasive, flapless technique with immediate loading are the best solution for most hypodontic cases and they ensure acceptable esthetics and minimal risk of failure.

 

 

LE IMITAZIONI ATTUALI DELLE LAME DI LINKOW: PREGI E DIFETTI

Dr. Luca Dal Carlo

Dopo lunghe sperimentazioni sulla rigenerazione ossea e sugli aumenti ossei, alcune aziende hanno, di recente, immesso sul mercato nuove tipologie di impianti piatti, ispirati alla lama di Leonard Linkow.

Molte di queste nuove interpretazioni non rispettano i principi fondamentali dell’impianto a lama. Il loro successo sembra improbabile in presenza del tessuto osseo sottile a cui sono destinati.

Per converso, il fatto che si parli nuovamente di questo tipo di impianti può giovare agli impianti a lama classici.

 

 

 

TERAPIA FARMACOLOGICA IN IPLANTOLOGIA                 

Dr. Paolo Squillantini

 

 La buona riuscita dell’intervento implantologico dipende anche dal trattamento farmacologico che noi operatori effettuiamo prima, durante e dopo la seduta chirurgica.

Prevenire o curare  sintomi, situazioni cliniche, complicazioni  ( stress ansiogeno dolore, sanguinamento, flogosi, edema ) che si possono verificare, rappresenta cosa di fondamentale importanza.

Sarebbe quindi piu’ che opportuno conoscere nome chimico, classe di appartenenza e posologia, ma soprattutto indicazioni, controindicazioni ed effetti collaterali dei farmaci da noi usati.

Tutto questo naturalmente insieme ad una precedente anamnesi del paziente.

Questa mia breve esposizione deriva sia  dalla mia trentennale esperienza nell’uso pratico di questi farmaci in implantologia orale, sia da i ricordi del mio, ormai lontano, passato lavorativo in reparti di clinica medica e medicina generale.

 

 

IL GRANDE RIALZO DI SENO MASCELLARE

Dr. Pierangelo Manenti

In questa mia esposizione porto la testimonianza di numrosi casi di grande rialzo di seno mascellare con accesso laterale, utilizzando osso di banca quale riempitivo.

I risultati sono molto incoraggianti.

 

 

EVOLUZIONE DELLA SALDATRICE ENDOORALE IN 50 ANNI

Dr. Pier Maria Mondani

E' stata la necessità di dare stabilità agli impianti ad ago che ha spinto il Prof. Pier Luigi Mondani ad inventare la saldatrice intraorale.

Da allora il termine saldatura è diventato oggetto di studio da parte degli implantologi, infatti è dimostrato che la solidarizzazione  degli impianti fra loro favorisce il processo di riparazione e ne aumenta le probabilità di successo.

Dopo aver illustrato il funzionamento dell'apparecchiatura biomedicale il relatore si sofferma ad elencarne le numerose applicazioni.

 

 

IL FLUSSO DIGITALE IN IMPLANTOPROTESI MONOFASICA A CARICO IMMEDIATO

Dr. Enrico Moglioni - Roma

Come è accaduto in passato per le grandi scoperte  scientifiche in ambito odontoiatrico come l’anestesia, l’implantologia ecc.  l’impronta digitale rappresenta una innovazione dalla quale non si può tornare indietro.

Basti pensare che in passato per ottenere un modello di precisione in gesso, era necessario rilevare un’impronta in silicone con tutte le difficoltà relative all’insofferenza dei pazienti, inviare le impronte al laboratorio, eseguire la colatura del gesso e conseguente rifinitura e preparazione dei monconi per la modellazione in cera.

Mediante l’impronta digitale è possibile ottenere in un’unica seduta, senza recare alcun fastidio al paziente, la creazione di un file con modello master, antagonista e occlusione virtuali.

Le problematiche legate agli errori di imprecisione, conseguenti ai vari passaggi tradizionali, vengono completamente bypassati dall’ausilio di questa strumentazione, un flusso digitale che applicato all’implantoprotesi monofasica, elettrosaldata a carico immediato ottimizza le riabilitazioni che si identificano nella Scuola Implantologica Italiana.

Nella relazione saranno valutati i diversi passaggi del flusso digitale nella definizione protesica applicati a diversi casi di Implantoprotesi monofasica, elettrosaldata e non, a carico immediato.

 

 

PARODONTOPATIA ED INFIAMMAZIONE SISTEMICA. CORRELAZIONI CLINICHE. STUDIO SPERIMENTALE, PRELIMINARE

Dott. Federico Meynardi

Il seguente lavoro si propone di verificare le possibili correlazioni tra parodontopatia in quanto patologia cronica di natura distrofico-atrofica con quadro edematoso-congestizio e la condizione di infiammazione cronica sistemica su base dismetabolica di varia natura ed origine. Si tratta di uno studio sperimentale longitudinale prospettico, preliminare data l’iniziale esiguità del campione in termini di numero di soggetti analizzati (sette soggetti). Nello specifico si tratta di Trial sulla Qualità della Vita (Supportive Care Trials) e contemporaneamente Trial Terapeutico in quanto il campione è stato seguito, monitorizzato e costantemente controllato, per un arco di tempo pari a tre mesi, secondo precise direttive nutrizionali e di attività fisica personalizzata quotidiana. I partecipanti sono stati monitorizzati in termini clinici internistici mediante l’esecuzione di esami ematologici (50 parametri di cui 10 utilizzati nel presente lavoro), delle urine, delle feci, del capello, cortisolo salivare e pH salivare, in fase di pre-trattamento e dopo tre mesi di trattamento. Contestualmente sono state monitorizzate le condizioni a parodontali attraverso l’esame del sanguinamento gengivale mediante sondaggio su determinati siti parodontali dai quali contestualmente sono stati rilevati campioni di placca iuxtagengivale onde definire la composizione batterica tassonomica mediante sequenziamento nucleotidico. 

Al termine della prima fase del protocollo, vale dire dopo i primi tre mesi di trattamento, i risultati si sono dimostrati significativi nella possibile correlazione tra stato infiammatorio sistemico con progressivo accentuato miglioramento sintomatologico e dei parametri internistici e, contestualmente, del quadro parodontopatico significativamente regredito in termini di sanguinamento gengivale.

 

 

LA LAMA DI LINKOW: UNA "VECCHIA" NOVITÀ PER IL TRATTAMENTO DI SITI ATROFICI

Dr. Roberto Donati

Possibilità e modalità di utilizzo delle lame per il trattamento in siti atrofici come alternativa (o prima scelta?) in confronto alle più recenti tecniche di espansione crestale ed alle tecniche rigenerative.

Confrontando le fasi chirurgiche e i risultati protesici finali, possiamo ricavare degli elementi utili  per guidare la programmazione del piano di trattamento.

Un'alternativa terapeutica del passato proponibile anche nel presente?

 

 

L’IMPIANTO PTERIGODEO: DALL’ANATOMIA ALLA PRATICA CLINICA

Dr. Mauro Cerea – Bergamo

Dr. Luigi Grivet-Brancot - Torino

L’impianto pterigoideo è nato come alternativa all’intervento di rialzo del seno mascellare nelle riabilitazioni del mascellare postero-superiore atrofico.Sfruttando l’ancoraggio osseo nelle lamine pterigoidee e garantendo l’utilizzo del pilastro di resistenza omonimo, gli autori illustrano la metodica chirurgica e le problematiche protesiche del manufatto.

Consigliato ad implantologi già esperti, diventa un’arma di trattamento in più di cui il professionista può avvalersi.

La regione Pterigo Palato Tuberositaria ha suscitato nel tempo sempre maggiore interesse in relazione alla strategicità protesica che riveste, offrendosi quale pilastro cruciale  nelle riabilitazioni della porzione distale del mascellare:

Questa breve relazione focalizza le strutture anatomiche che la definiscono ed il loro possibile impiego a fini riabilitativi, offrendo una soluzione terapeutica misconosciuta a basso costo e morbilità trascurabile, quindi molto attuale.

 

 

PIANO DI TRATTAMENTO DEL GRUPPO INCISIVO SUPERIORE GRAVEMENTE COMPROMESSO, CON IMPIANTI “ONE PIECE” DI SCUOLA ITALIANAPOST ESTRATTIVI A CARICO IMMEDIATO

Dr. Franco Rossi – Busto Arsizio (VA)

 

I denti  frontali superiori, possono essere seriamente compromessi con riassorbimento di osso vestibolare ed esposizione della radice, associando alla perdita della funzione una grave alterazione dell’estetica. Questa patologia può essere provocata sia da traumi contusivi diretti, sia da paradenziopatie malocclusive.  

In questo lavoro viene proposta la sostituzione dei denti compromessi, mediante l’utilizzo di impianti one-piece post estrattivi di scuola italiana  a carico immediato che opportunamente posizionati secondo il protocollo descritto, permettono di ottenere con un unico intervento chirurgico, con tempi di guarigione notevolmente ridotti e con manufatti protesici adeguati e precisi, il recupero dell’osso deficitario e la soluzione del problema funzionale nel rispetto dell’estetica di un settore particolarmente sensibile.

Sono stati utilizzati impianti a vite in titanio one-piece con spira larga, con diametro di 4,5 mm e nucleo cilindrico di diametro di 2,5 mm. avvalendoci anche dell’utilizzo della tecnica della saldatura endorale.

L’inserimento di impianti one-piece nelle zone frontali superiori con gravi deficit ossei, consente di ottenere un risultato estetico-funzionale soddisfacente anche senza l’utilizzo di tecniche rigenerative più invasive. La mini-invasività di questa metodica permette la guarigione estremamente rapida dei tessuti interessati con costo biologico ridotto e conseguente maggior beneficio per il paziente.

E’ noto che i denti frontali superiori, per via della loro naturale inclinazione, sviluppano nel contatto con gli inferiori forze trasversali, diversamente da premolari e molari che producono forze che si disperdono lungo l’asse maggiore delle radici e vengono (tali forze) di conseguenza ben tollerate. Questa è la ragione per cui i “denti frontali”, incisivi centrali, incisivi laterali e canini, non devono avere contatti nell’occlusione statica fisiologica, ma devono soltanto sfiorarsi, altrimenti verrebbero gravemente danneggiati durante la fase terminale della deglutizione dalle forze trasversali non coassiali all’asse maggiore delle radici

Sappiamo che in presenza di precontatti centrici, incapaci di dare alla mandibola un appoggio statico stabile e adeguato per deglutire e masticare si sviluppa un’alterazione dell’armonia del sistema neuromuscolare che compromette i normali automatismi della masticazione e della deglutizione. Questa instabilità occlusale non viene tollerata dal sistema nervoso centrale (SNC), che induce la ricerca di un nuovo equilibrio. La mandibola non potendo oscillare per bilanciare il precontatto si disloca  spostandosi in avanti e/o di lato (procoresi) alla ricerca di contatti statici sostitutivi che le permettano di stabilizzarsi con il miglior equilibrio possibile.

Questa posizione capace di permettere ugualmente la masticazione e la deglutizione  e di ristabilire i normali automatismi, di fatto è patologica perché si realizza con contatti statici acentrici traumatici che possono coinvolgere anche i denti frontali.

Le sollecitazioni occlusali disfunzionali sostenute da forze trasversali, durante la deglutizione, data la nuova posizione di statica sostitutiva, si scaricano prevalentemente sulla porzione di osso vestibolare dei denti frontali, provocando l’alterazione ischemica e la conseguente  progressiva atrofia della iuga alveolaria.

Questa patologia, se trascurata e non opportunamente corretta, può gravemente compromettere l’integrità di tutto il parodonto e di conseguenza la stabilità dei denti, fino a provocarne la perdita, con un grave danno estetico-funzionale.

Per riabilitare questi deficit ossei con un’estetica appropriata, possono essere utilizzate diverse tecniche, alcune delle quali  comportano più interventi chirurgici, con costo biologico elevato per il paziente, notevole disagio e tempi lunghi di attesa prima che si possa procedere alla realizzazione della protesi fissa provvisoria e definitiva, non prevedendo, alcune di queste metodiche, il carico immediato degli impianti.

 Proponiamo l’utilizzo di impianti a vite one-piece di scuola italiana con carico immediato, che consentono di ottenere in tempi brevi, con un unico intervento chirurgico e costo biologico minimo, la completa soluzione del problema funzionale ed estetico.

 

 

POTENZIALITÀ DELLE REPLICHE ANATOMICHE, VIRTUALI E FISICHE, NELL’ATTIVITÀ CHIRURGICA ODONTOIATRICA

Ing. Francesco Davolio – Milano

Le repliche anatomiche hanno visto negli ultimi anni, nell’attività chirurgica odontoiatrica, una delle aree di maggior interesse. La riproduzione fisica tridimensionale dei tessuti desiderati, estratti da tutto ciò che ne maschera l’osservazione, consente molteplici applicazioni: non vi è infatti unicamente il vantaggio di una consapevolezza immediata e realistica del sito anatomico sul quale si dovrà intervenire, ma la possibilità di interagire virtualmente e fisicamente con il tessuto d’interesse con le più diverse implicazioni. A partire da un esame TAC ed attraverso un progetto condotto in modo personalizzato, si ottiene un modello virtuale che può essere tradotto fisicamente mediante differenti processi realizzativi. Uno dei più performanti in ambito medicale è il processo stereolitografico con l’impiego di resina fotopolimerizzabile trasparente. Ciò consente di ottenere modelli sterilizzabili con la massima accuratezza, unitamente alla possibilità di vedere in trasparenza strutture interne realizzate come cavità, come i canali alveolari, granulomi, formazioni cistiche o denti inclusi. I vantaggi dell’uso delle repliche anatomiche in chirurgia odontoiatrica sono legati alla rappresentazione tridimensionale, virtuale o fisica, del tessuto di interesse. Le applicazioni sono dunque numerose e vanno dalla didattica chirurgica alla pianificazione per il corretto inserimento di impianti zigomatici o endoossei classici con la possibilità di realizzare mascherine sopra osso o sopra mucosa. Potendo personalizzare la riproduzione dei tessuti d’interesse, è possibile estrarre virtualmente denti destinati all’avulsione in modo da evidenziare l’osso residuo ed i rapporti fra alveolo ed altre strutture come il canale alveolare, al fine di pianificare la migliore procedura chirurgica in caso di implantologia immediata o differita. I modelli stereolitografici risultano di grande utilità nella chirurgia ossea ricostruttiva, preliminare all’inserimento di impianti dentali, qualora si sia in presenza di un’importante atrofia ossea. Che si decida per un innesto a blocco, si effettui uno split crest, un rialzo del seno mascellare o si proceda con una rigenerazione ossea guidata, i modelli forniscono un supporto fisico accurato per la modellazione dei blocchi da innesto o di membrane riassorbibili o non riassorbibili, per la valutazione a priori della quantità di materiale da innesto o la realizzazione di utili dime in caso di rialzo. Infine le repliche anatomiche possono costituire un valido supporto per la realizzazione di dispositivi impiantabili come gli impianti sottoperiostali sulla base delle estese ed accurate superficie ossee e di una quantità di informazioni, come quelle legate agli spessori ossei e all’andamento del canale alveolare, irraggiungibile con le normali impronte, eliminando peraltro l’intervento necessario al rilievo delle impronte medesime. Nelle diverse applicazioni descritte, i modelli virtuali hanno recentemente guadagnato uno spazio sempre maggiore, andando ad integrarsi direttamente nei flussi di lavoro diagnostici, chirurgici e protesici con un ruolo sempre più ampio.

 

 

 

L'APPROCCIO MULTIMODALE NELLA TERAPIA DELLE ATROFIE OSSE VERTICALI E ORIZZONTALI

Dr. Enrico Belotti – Palazzolo sull’Oglio (BS)

Quasi tutta la letteratura scientifica , gli studi longitudinali e prospettici delle ultime due decadi verte principalmente sul trattamento delle atrofie verticali e orizzontali con innesti (autologhi, omologhi , eterologhi) nonostante le recenti meta -analisi abbiano bocciato la predicibilita' di questa tecnica .

E sebbene esista una ampia disponiblita' di impianti customizzati ( lame endo-osse e iuxta-ossei) con predicibilita' post-operatoria molto superiore alle tecniche di augmentation e con abbondante documentazione istologica e statistica.

Nella conferenza verrano esaminati due casi a 30 anni dalla esecuzione e trattati con approccio multimodale e tecniche diverse ( iuxta-osseo, lame endoosse, sinus l. e impianti monofasici a carico immediato).

I casi sono stati documentati da rilievi radiologici ineccepibili ( tac cone beam) e seguiti nella loro evoluzione.

In particolare le immagini tomografiche e l'aspetto dei tessuti dell'impianto iuxta-osseo e dell'impianto a lama documenta la perfetta osteoinclusione mantenuta nel tempo.

È auspicabile e molto probabile che nel prossimo decennio gli operatori del settore rivalutino la possibilità del trattamento delle atrofie verticali e orizzontali non in base alla speranza di ricostruire il volume osseo ma in base alla disponibilità dell'osso residuo e basale.

 

 

 

 

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